Visualizzazione post con etichetta cinema. Mostra tutti i post
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mercoledì 5 novembre 2014
PASOLINI di Abel Ferrara
L’approssimazione e l’inganno culturale per boccaloni con poche idee sull’arte cinematografica premiati ingiustamente con il film “La grande bellezza”, stanno contagiando altri furbi con poche idee e molta faccia tosta. Ne è un esempio questa pellicola che ricalca gli stessi meccanismi. Un Pasolini approssimativo, simile solo nel volto, viene sfruttato per sfornare immagini pruriginose adatte solo a soddisfare bisogni inconsci di gossip a sfondo sessuale. Ma per un amante del cinema questo può essere anche accettato, come per una licenza poetica, ma non quando il cinema non c’è. Recitazione tipo fiction televisiva, musiche sovrapposte a caso, “metrica” cinematografica assente e fotografia convenzionale ne fanno un prodotto “furbo” e squallido.
mercoledì 19 febbraio 2014
12 ANNI SCHIAVO di Steve McQueen
Notevole! Necessario per non dimenticare la storia della feccia americana.
Da sempre foriera di ingiustizie, guerre, torture, economia criminale e, ora, sanguinose false "primavere". Un virus per l'umanità.
Capace comunque di vendersi molto bene e di trascinare tutti nel "paese dei balocchi", proprio come il gatto e la volpe fecero con Pinocchio.
Buona l'interpretazione, la musica, la fotografia e una giusta attenzione ai tempi cinematografici nel montaggio.
Si soffre perché, in fondo, è come se fossimo davanti ad uno specchio dove scorrono le immagini della nostra avidità, del nostro menefreghismo e della nostra povertà intellettuale.
venerdì 30 novembre 2012
IL SOSPETTO di Thomas Vinterberg
Un film "necessario". Disturbante e duro come lo sono quelli con argomenti che nella nostra mente dovrebbero essere considerati tabù (come la guerra, la tortura, l'incesto e lo stupro), ma bello. Non mancano alcune forzature che inceppano la linearità del racconto, ma è così ben recitato e con personaggi così ben centrati, che ci si può sicuramente sorvolare. Lo stile è asciutto e lo svolgersi degli avvenimenti non ha niente di fantasioso. Ciò che vi accade può, purtroppo, capitare nella vita reale perchè l'essere umano è fatalmente influenzabile e facile preda delle apparenze, dei pregiudizi e delle opinioni del "gruppo". Trovo il regista più a suo agio con questo tipo di cinema che col suo vecchio genere: dogma 95.
giovedì 1 marzo 2012
LE IDI DI MARZO di George Clooney
Uno dei più bei film degli ultimi anni.
Interpretazione magistrale, in modo particolare quella
del protagonista (Ryan Gosling).
Ottime regia, sceneggiatura e fotografia.
Colonna sonora da oscar.
Disincantata analisi sulla politica americana sotto
forma di thriller psicologico, assolutamente da non
perdere.
Il riscatto del cinema Yankee!
Interpretazione magistrale, in modo particolare quella
del protagonista (Ryan Gosling).
Ottime regia, sceneggiatura e fotografia.
Colonna sonora da oscar.
Disincantata analisi sulla politica americana sotto
forma di thriller psicologico, assolutamente da non
perdere.
Il riscatto del cinema Yankee!
DRIVER di Nicolas Winding Refn
In questo film, più che la sceneggiatura, è la regia a fare da protagonista.
La storia che viene raccontata non è particolarmente originale, ma grazie ai virtuosismi, manieristici e fuori del comune con cui viene raccontata, riesce a conquistare.
I suoi rallenty e i suoi silenzi non sarebbero
necessari, ma non sono infantili e gratuiti. In realtà
fanno parte di un quadro innovativo e poetico che non
lascia indifferenti.
Azzeccata la colonna sonora.
Da non perdere per una serata piacevole e coinvolgente.
In secondo piano e irrilevanti, invece, le sequenze automobilistiche. Irraggiungibile, da questo punto di
vista,"driver l'imprendibile" di Walter Hill.
La storia che viene raccontata non è particolarmente originale, ma grazie ai virtuosismi, manieristici e fuori del comune con cui viene raccontata, riesce a conquistare.
I suoi rallenty e i suoi silenzi non sarebbero
necessari, ma non sono infantili e gratuiti. In realtà
fanno parte di un quadro innovativo e poetico che non
lascia indifferenti.
Azzeccata la colonna sonora.
Da non perdere per una serata piacevole e coinvolgente.
In secondo piano e irrilevanti, invece, le sequenze automobilistiche. Irraggiungibile, da questo punto di
vista,"driver l'imprendibile" di Walter Hill.
martedì 7 giugno 2011
LES NEIGES DU KILIMANJARO di Robert Guèdiguian
Un grande Guèdiguian ci fa un ritratto perfetto di una situazione famigliare, inserita nel momento sociopolitico che stiamo vivendo, oggettiva e senza schieramenti. Attori bravissimi, in grande sintonia e una Ariane Ascaride da oscar. Una recitazione talmente naturale che sembra di assistere alla vita reale come in un documentario. Regista attento e meticoloso nel rappresentare i sentimenti, mostra una grande professionalità e tanta sensibilità. L'ho visto in lingua originale con sottotitoli. Spero, col doppiaggio, non venga svilita la sottile ironia che pervade tutto il film. Da non perdere!
lunedì 2 maggio 2011
HABEMUS PAPAM di Nanni Moretti
Una nuova moda, un nuovo filone per catturare l’attenzione del pubblico di bocca buona: i difetti dei potenti da risolvere. Come nello squallido “ Il discorso del re”, dove se non altro la storia è vera, Moretti ci prova con l’inadeguatezza di un Papa. Operazione altrettanto squallida. Dov’è il Moretti caustico e ironicamente ispirato degli anni passati? Facendo un confronto farei un’equazione paragonabile ai vecchi “amici miei” con la nuova ultima versione. Anche le sequenze, spesso fuori contesto, alle quali eravamo abituati, ma che arricchivano il film come in una licenza poetica, sanno di stantio e di forzato. Nessun apporto né politico, né psicologico, né filosofico. Insomma una prova troppo infantile perché meriti un plauso.
venerdì 4 marzo 2011
THE FIGHTER di David O. Russell
Come nella musica con sette note si possono creare un’infinità di melodie, così in qualsiasi forma artistica, un tema, anche se abusato, può generare un capolavoro.
L’abilità di David O. Russell di reinventare un argomento ponendolo in una prospettiva, sia documentaristica ( la naturalezza dell’interpretazione), che cinematograficamente completa (musica, montaggio, fotografia, ritmo e cura dei particolari) ci restituisce un’opera di grande valore ed indimenticabile. Difficile immaginare che si possa ancora dare vitalità e catalizzare l’attenzione sul tema della boxe, ma la fantasia, l’umanità, la psicologia e la forma (tra un Danny Boyle e un Ken Loach ) usati in quest’opera portano a momenti di poesia che meriterebbero di passare alla storia nell’universo cinematografico. Collegando metaforicamente questo regista all’argomento del pugilato, posso dire di non vedere nel riconoscimento della sua capacità un “incontro truccato” come nel caso, a mio avviso, del regista de “Il discorso del re” e considero da Oscar tutti e due i protagonisti.
L’abilità di David O. Russell di reinventare un argomento ponendolo in una prospettiva, sia documentaristica ( la naturalezza dell’interpretazione), che cinematograficamente completa (musica, montaggio, fotografia, ritmo e cura dei particolari) ci restituisce un’opera di grande valore ed indimenticabile. Difficile immaginare che si possa ancora dare vitalità e catalizzare l’attenzione sul tema della boxe, ma la fantasia, l’umanità, la psicologia e la forma (tra un Danny Boyle e un Ken Loach ) usati in quest’opera portano a momenti di poesia che meriterebbero di passare alla storia nell’universo cinematografico. Collegando metaforicamente questo regista all’argomento del pugilato, posso dire di non vedere nel riconoscimento della sua capacità un “incontro truccato” come nel caso, a mio avviso, del regista de “Il discorso del re” e considero da Oscar tutti e due i protagonisti.
venerdì 28 gennaio 2011
IL DISCORSO DEL RE di Tom Hooper
Semplicemente squallido. Un copione stantio ripetuto ormai, per fare cassetta, mille volte. L’handicap da risolvere, l’iniziale ritrosia, il medico non ufficializzato, il ricatto della necessità per rendere docile il cliente, la sorpresa per l’importanza del personaggio da guarire, la suspance per la riuscita della cura, il finale gioioso e “inatteso”. Tanta la gioia e la liberazione per l’ottenuto discorso senza intoppi, che, ciliegina sulla torta, tutta l’Inghilterra esulta per la dichiarazione di guerra. Ridicolo!!!! Ma, signori della produzione, non preoccupatevi per questa recensione, perchè fioccheranno quattro stellette a iosa, dato che in questo caso non è il Re ad essere nudo, ma il regista e non è il caso di passare da stolti.
domenica 2 agosto 2009
NORTH FACE di Philipp Stolzl
Pur essendo un film incentrato sulla conquista delle grandi vette, in realtà ci mostra la nostra innata volontà di sprofondare “nell’abisso”.
Spesso per troppa leggerezza nella valutazione delle conseguenze o per troppo fatalismo nella sfida contro il caso.
Certe imprese, reali sfide verso se stessi o verso il prossimo, se da un lato accorciano i tempi per lo sviluppo dell’esperienza nella razza umana, dall’altra possono essere foriere di grandi tragedie e di tremende sofferenze.
Rapportate al quotidiano, non sono dissimili da certi comportamenti che ci portano a scelte avventate e destinate a portarci in trappole esistenziali di cui non è facile vederne la scappatoia.
Decidiamo di portarci in casa un cagnolino, incoscientemente ne sottolineiamo gli aspetti positivi, ma, se la scelta non è ben motivata, alle prime difficoltà e dopo i primi inevitabili sacrifici, lo rivedremo abbandonato in un’autostrada.
Quando ci illudiamo, non confortati dalle leggi matematico-statistiche, di risolvere i problemi economici mettendo a rischio i propri risparmi, confidando nel gioco o nel prestito per poi ritrovarci oppressi dalla disperazione.
Se, poi, si sottovalutano, politicamente, certi atteggiamenti di tipo autoritario, razzistici o quanto meno populistici, ci si può incanalare nello stesso “tunnel di non ritorno”, con inevitabili tragiche conseguenze, anche se inizialmente ci procuravano solo ilarità.
Allorché sottovalutiamo lo scempio verso la natura per fabbricare cose “usa e getta” o inutili o snobbiamo il rischio del cambiamento climatico, procediamo con lo stesso fatalismo del protagonista che “sgancia la fune” precludendosi la via del ritorno.
Non ultima, l’illusione, in economia, di poter allungare la corda all’infinito, senza considerare che poi, i nodi debbano venire al pettine, con l’inevitabile tracollo.
L’arte cinematografica, penso sia la più moderna e avanzata forma artistica a disposizione dell’essere umano. Tutti i modi e i tentativi di rappresentare la realtà per poi lasciarla come testimonianza ai posteri, si sono avvalsi di ciò che la tecnica poteva mettere a disposizione nelle varie epoche.
Dagli animali tratteggiati nelle pareti delle grotte, il percorso artistico, rappresentato poi dalla pittura, la scultura, il teatro, la fotografia, anche se sono ancora tutti validi strumenti di rappresentazione artistica, è approdato alla cinematografia che li compendia tutti.
Con questo mezzo la realtà si ricrea, elaborandola artisticamente e manipolandone spazio e tempo, proiettandoci anche emozioni ed è ormai in via di sviluppo la capacità di donarci la terza dimensione: la profondità.
Non si può perdere questo stupendo film, perché la bravura e la meticolosità del regista nel restituirci dei momenti di vita passata in un film così iperrealista da apparire un perfetto documentario, ci lascia esterrefatti e riflessivi nello stesso tempo.
Sperando che non venga inutilmente doppiato, penso che questo film non sarà facile dimenticarlo.
Spesso per troppa leggerezza nella valutazione delle conseguenze o per troppo fatalismo nella sfida contro il caso.
Certe imprese, reali sfide verso se stessi o verso il prossimo, se da un lato accorciano i tempi per lo sviluppo dell’esperienza nella razza umana, dall’altra possono essere foriere di grandi tragedie e di tremende sofferenze.
Rapportate al quotidiano, non sono dissimili da certi comportamenti che ci portano a scelte avventate e destinate a portarci in trappole esistenziali di cui non è facile vederne la scappatoia.
Decidiamo di portarci in casa un cagnolino, incoscientemente ne sottolineiamo gli aspetti positivi, ma, se la scelta non è ben motivata, alle prime difficoltà e dopo i primi inevitabili sacrifici, lo rivedremo abbandonato in un’autostrada.
Quando ci illudiamo, non confortati dalle leggi matematico-statistiche, di risolvere i problemi economici mettendo a rischio i propri risparmi, confidando nel gioco o nel prestito per poi ritrovarci oppressi dalla disperazione.
Se, poi, si sottovalutano, politicamente, certi atteggiamenti di tipo autoritario, razzistici o quanto meno populistici, ci si può incanalare nello stesso “tunnel di non ritorno”, con inevitabili tragiche conseguenze, anche se inizialmente ci procuravano solo ilarità.
Allorché sottovalutiamo lo scempio verso la natura per fabbricare cose “usa e getta” o inutili o snobbiamo il rischio del cambiamento climatico, procediamo con lo stesso fatalismo del protagonista che “sgancia la fune” precludendosi la via del ritorno.
Non ultima, l’illusione, in economia, di poter allungare la corda all’infinito, senza considerare che poi, i nodi debbano venire al pettine, con l’inevitabile tracollo.
L’arte cinematografica, penso sia la più moderna e avanzata forma artistica a disposizione dell’essere umano. Tutti i modi e i tentativi di rappresentare la realtà per poi lasciarla come testimonianza ai posteri, si sono avvalsi di ciò che la tecnica poteva mettere a disposizione nelle varie epoche.
Dagli animali tratteggiati nelle pareti delle grotte, il percorso artistico, rappresentato poi dalla pittura, la scultura, il teatro, la fotografia, anche se sono ancora tutti validi strumenti di rappresentazione artistica, è approdato alla cinematografia che li compendia tutti.
Con questo mezzo la realtà si ricrea, elaborandola artisticamente e manipolandone spazio e tempo, proiettandoci anche emozioni ed è ormai in via di sviluppo la capacità di donarci la terza dimensione: la profondità.
Non si può perdere questo stupendo film, perché la bravura e la meticolosità del regista nel restituirci dei momenti di vita passata in un film così iperrealista da apparire un perfetto documentario, ci lascia esterrefatti e riflessivi nello stesso tempo.
Sperando che non venga inutilmente doppiato, penso che questo film non sarà facile dimenticarlo.
sabato 13 giugno 2009
SACRO E PROFANO di Madonna
Il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, così come il sacro e il profano, sono generalmente le due facce di una stessa medaglia: la vita.
Effettivamente convivono nell’esistenza di tutti e, a seconda di come si “piega la testa”, a volte anche casualmente, si prende una direzione o un’altra. In altre parole, a parte la naturale inclinazione, sono gli stimoli esterni a decidere per noi e tra le varie cause, non ultima é la convenienza.
Un’analisi filosofica intelligente, forse generata dall’esperienza, percorre tutto il film, anch’esso con due facce: una divertente e ironica e l’altra drammatica.
Ancora una volta, ciò che decide di fare Madonna, si dimostra magistrale e l’ispirazione a Kusturica non toglie nulla né alla qualità del prodotto, né alla sua originalità.
Madonna stessa, nei suoi atteggiamenti, non ha mai nascosto la sua doppia identità.
Come d’altronde il pubblico verso di lei: da tanti osannata e da tanti altri criticata, forse anche, diciamolo, per invidia.
Un film da non perdere.
Effettivamente convivono nell’esistenza di tutti e, a seconda di come si “piega la testa”, a volte anche casualmente, si prende una direzione o un’altra. In altre parole, a parte la naturale inclinazione, sono gli stimoli esterni a decidere per noi e tra le varie cause, non ultima é la convenienza.
Un’analisi filosofica intelligente, forse generata dall’esperienza, percorre tutto il film, anch’esso con due facce: una divertente e ironica e l’altra drammatica.
Ancora una volta, ciò che decide di fare Madonna, si dimostra magistrale e l’ispirazione a Kusturica non toglie nulla né alla qualità del prodotto, né alla sua originalità.
Madonna stessa, nei suoi atteggiamenti, non ha mai nascosto la sua doppia identità.
Come d’altronde il pubblico verso di lei: da tanti osannata e da tanti altri criticata, forse anche, diciamolo, per invidia.
Un film da non perdere.
giovedì 9 aprile 2009
TUTTA COLPA DI GIUDA di Davide Ferrario
La professionalità, l’acume, la capacità di cogliere al volo l’essenza dei fatti e riproporli poeticamente era già ben evidente nei lavori precedenti. Ma in questo film, Davide Ferrario, pare che le idee e le intuizioni, gli scaturiscano dall’interno come in una sorta di illuminazione dell’animo, in perfetta sintonia con ciò che vuole rappresentare o trasmettere. Complice un montaggio accattivante e moderno.
L’esplorazione di un mondo con cui pochi solitamente sono costretti a convivere, permette di coglierne con verità e leggerezza, la sensazione di rassegnazione e la voglia di riscatto anche con dei piccoli diversivi, come una rappresentazione teatrale di cui essere protagonisti, ma solo dentro i limiti di una loro personale morale.
Ma la rappresentazione cinematografica di Ferrario ha qualcosa di magico. L’audace tecnica di ripresa ci riporta alla mente i canoni del pluripremiato Danny Boyle, mai banali. La fantasia espressa nella “non sceneggiatura” o, meglio, in una sceneggiatura istintiva, non ci permette di prevedere ciò che accadrà, e si capisce ben presto che, come ricordo nei film di Sergio Leone, la scena che arriverà non sarà mai scontata. La forza lirica di alcune scene, rimarrà, a mio parere, nella storia del cinema. Centrata la scelta degli attori reali, tutti bravi, ma spicca lo stato di grazia della protagonista, in una parte veramente difficile che sente sua e che non fa mai cadere nel ridicolo. Come una brava cantante, perfettamente intonata anche senza musica di accompagnamento. L’arte poi di far sembrare bravi attori anche i carcerati veri, è come sempre dovuta alla capacità di chi li dirige e alla sua sensibilità.
Non è di poco conto l’accompagnamento musicale, che rafforza e scandisce armonicamente tutti gli eventi.
Menzione speciale al direttore della fotografia che, come avevo già avuto modo di notare in altre occasioni, ha la capacità e l’accortezza di offrirci un’immagine da mostra fotografica, praticamente ad ogni cambio di scena. Finalmente un altro grande regista italiano all’altezza di Matteo Garrone.
L’esplorazione di un mondo con cui pochi solitamente sono costretti a convivere, permette di coglierne con verità e leggerezza, la sensazione di rassegnazione e la voglia di riscatto anche con dei piccoli diversivi, come una rappresentazione teatrale di cui essere protagonisti, ma solo dentro i limiti di una loro personale morale.
Ma la rappresentazione cinematografica di Ferrario ha qualcosa di magico. L’audace tecnica di ripresa ci riporta alla mente i canoni del pluripremiato Danny Boyle, mai banali. La fantasia espressa nella “non sceneggiatura” o, meglio, in una sceneggiatura istintiva, non ci permette di prevedere ciò che accadrà, e si capisce ben presto che, come ricordo nei film di Sergio Leone, la scena che arriverà non sarà mai scontata. La forza lirica di alcune scene, rimarrà, a mio parere, nella storia del cinema. Centrata la scelta degli attori reali, tutti bravi, ma spicca lo stato di grazia della protagonista, in una parte veramente difficile che sente sua e che non fa mai cadere nel ridicolo. Come una brava cantante, perfettamente intonata anche senza musica di accompagnamento. L’arte poi di far sembrare bravi attori anche i carcerati veri, è come sempre dovuta alla capacità di chi li dirige e alla sua sensibilità.
Non è di poco conto l’accompagnamento musicale, che rafforza e scandisce armonicamente tutti gli eventi.
Menzione speciale al direttore della fotografia che, come avevo già avuto modo di notare in altre occasioni, ha la capacità e l’accortezza di offrirci un’immagine da mostra fotografica, praticamente ad ogni cambio di scena. Finalmente un altro grande regista italiano all’altezza di Matteo Garrone.
venerdì 6 febbraio 2009
IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON di David Fincher
Davvero incredibile che si possano investire tante energie, tanto denaro, tanta tecnica del trucco e un’idea così accattivante come quella di raccontare di un uomo che nasce vecchio e che percorre la vita all’indietro fino a ritrovarsi nella culla, per creare un prodotto così infimo.
Le voci narranti dei due protagonisti che spiegano, scena per scena, tutto ciò che sta per succedere è semplicemente paradossale. Per quanto inutile, poiché tutti gli accadimenti sono scontati dall’inizio alla fine. Dialoghi infantili, che hanno il solo scopo di spiegare punto per punto l’evolversi degli eventi. Non si sfrutta neanche la prevedibile meraviglia di chi s’imbatte nella vita dell’uomo “al contrario”: Pare sempre che tutto e per tutti, sia scontato e normale. Recitazione svogliata, come quasi a rendersi conto che stanno costruendo un film freddo e palloso. Un vero polpettone insulso. Brad Pitt non cambia espressione in nessuna circostanza, né davanti alle tragedie, né davanti alle gioie, a parte la piega della bocca. L’unico bravo attore, a mio parere, il bambino adolescente nella parte finale del film.
Fotografia da cartoline ricordo o fondo del desktop. Accompagnamento musicale buttato lì.
Possibile che ancora si facciano “film”, si fa per dire, dove didatticamente si spiega ciò che sta per accadere e subito dopo si espone sistematicamente attraverso la pellicola ciò che la voce narrante ha detto. Anche le cose più frivole. Ho trovato più professionalità in una telenovela. Ho sperato che finisse alla svelta, ma tutto questo squallore dura 2 ore e 47 minuti.
Le voci narranti dei due protagonisti che spiegano, scena per scena, tutto ciò che sta per succedere è semplicemente paradossale. Per quanto inutile, poiché tutti gli accadimenti sono scontati dall’inizio alla fine. Dialoghi infantili, che hanno il solo scopo di spiegare punto per punto l’evolversi degli eventi. Non si sfrutta neanche la prevedibile meraviglia di chi s’imbatte nella vita dell’uomo “al contrario”: Pare sempre che tutto e per tutti, sia scontato e normale. Recitazione svogliata, come quasi a rendersi conto che stanno costruendo un film freddo e palloso. Un vero polpettone insulso. Brad Pitt non cambia espressione in nessuna circostanza, né davanti alle tragedie, né davanti alle gioie, a parte la piega della bocca. L’unico bravo attore, a mio parere, il bambino adolescente nella parte finale del film.
Fotografia da cartoline ricordo o fondo del desktop. Accompagnamento musicale buttato lì.
Possibile che ancora si facciano “film”, si fa per dire, dove didatticamente si spiega ciò che sta per accadere e subito dopo si espone sistematicamente attraverso la pellicola ciò che la voce narrante ha detto. Anche le cose più frivole. Ho trovato più professionalità in una telenovela. Ho sperato che finisse alla svelta, ma tutto questo squallore dura 2 ore e 47 minuti.
venerdì 30 gennaio 2009
REVOLUTIONARY ROAD di Sam Mendes
Inizio subito col dire che questo non è un film da perdere. Gli attori sono bravissimi e Leonardo Di Caprio dimostra, ancora una volta, di essere un vero professionista. Solo un vero attore è in grado di immergersi psicologicamente in un personaggio “comune” con tanta efficacia. Troppo facile prendere meriti quando si interpretano individui fuori dalla normalità. In ogni caso, tutti gli attori sono bravi e azzeccati per il loro ruolo.
Grazie alla regia dell’inglese Sam Mendes, il percorso è fatto di tempi, di tagli, di dialoghi, di sguardi, molto ben accordati. Quando l’essere umano, per sfuggire dalla quotidianità, spera in un sogno effimero e costringe il suo compagno a seguirlo in modo ricattatorio, crea inevitabilmente un conflitto all’interno del rapporto che porta spesso alla fine della relazione oppure a una tragedia. Questa la morale del libro, genialmente trasposto in questa opera cinematografica.
Efficace la ricostruzione temporale. La musica accompagna implacabile lo svolgersi degli eventi, quasi in sordina.
Proprio l’argomento, sempre attuale, riguardante la fuga dalla realtà della nostra immaginazione per raggiungere obiettivi fuori dalla nostra portata, che ci accompagna spesso nella vita di ogni giorno, rende la trasposizione vicina ai nostri interessi culturali e difficilmente dimenticabile.
Si nota l’impronta di scuola teatrale del regista, che lo ha certo aiutato nell’uso magistrale della macchina da presa.
Grazie alla regia dell’inglese Sam Mendes, il percorso è fatto di tempi, di tagli, di dialoghi, di sguardi, molto ben accordati. Quando l’essere umano, per sfuggire dalla quotidianità, spera in un sogno effimero e costringe il suo compagno a seguirlo in modo ricattatorio, crea inevitabilmente un conflitto all’interno del rapporto che porta spesso alla fine della relazione oppure a una tragedia. Questa la morale del libro, genialmente trasposto in questa opera cinematografica.
Efficace la ricostruzione temporale. La musica accompagna implacabile lo svolgersi degli eventi, quasi in sordina.
Proprio l’argomento, sempre attuale, riguardante la fuga dalla realtà della nostra immaginazione per raggiungere obiettivi fuori dalla nostra portata, che ci accompagna spesso nella vita di ogni giorno, rende la trasposizione vicina ai nostri interessi culturali e difficilmente dimenticabile.
Si nota l’impronta di scuola teatrale del regista, che lo ha certo aiutato nell’uso magistrale della macchina da presa.
mercoledì 3 dicembre 2008
THE MILLIONAIRE di Danny Boyle
Un Danny Boyle all’altezza dell’indimenticabile Trainspotting.
Al cinema si va per vedere “cinema”.
Nel film THE MILLIONAIRE, ci sono tutti gli ingredienti necessari alla rappresentazione di questa forma artistica. Da una fotografia moderna ad un montaggio frizzante, da una musica trascinante a personaggi centrati.
Il finale, una volta raggiunti questi livelli di qualità, può permettersi anche una “licenza poetica”.
Un film che non sarà facile dimenticare, riuscendo, tra colpi di scena, documenti di vita reale e flashback, a farti restare col fiato sospeso fino all’epilogo.
Imperdibile!
Al cinema si va per vedere “cinema”.
Nel film THE MILLIONAIRE, ci sono tutti gli ingredienti necessari alla rappresentazione di questa forma artistica. Da una fotografia moderna ad un montaggio frizzante, da una musica trascinante a personaggi centrati.
Il finale, una volta raggiunti questi livelli di qualità, può permettersi anche una “licenza poetica”.
Un film che non sarà facile dimenticare, riuscendo, tra colpi di scena, documenti di vita reale e flashback, a farti restare col fiato sospeso fino all’epilogo.
Imperdibile!
domenica 30 marzo 2008
TUTTA LA VITA DAVANTI di Paolo Virzì
Finalmente un colpo di coda della cinematografia italiana che potrà entrare nella competizione del cinema intelligente, ormai appannaggio nell’Europa Occidentale di Spagna, Francia e Inghilterra.
Un “reality”, nel vero senso della parola. Questo è l’avvenire dei nostri figli negli anni a venire, in seguito ai grandi paroloni alla moda in questo momento: privatizzazione, mercato, crescita e concorrenza.
Per cosa? Ma! Non si sa. Ma che importa. Questo è il percorso ineluttabile. Credo solo per arricchire alcuni marpioni.
Il nostro tempo, lo passeremo a difenderci dalle truffe. Non solo quelle illegali dei malfattori, ma anche quelle legali. In questo film si analizza con fantasia, con professionalità e con maestria alcune di queste: il rimbecillimento e il condizionamento di chi lavora in un call center; la programmazione psicologica per raggirare l’acquirente “allocco”; lo sfruttamento a scopo di truffa della parte caritatevole del suo animo; il riuscire a piazzargli una cosa inutile e a costo triplicato.
Perché meravigliarsi! Con mia grande sorpresa, parecchi anni fa, una mia nipote mi disse orgogliosa di studiare all’università di Padova “psicologia delle vendite”. Rimasi sconcertato. A scuola si insegna come sprecare le risorse umane e del territorio, anziché come preservarle? E se devi insegnare come spingere un acquisto magari inutile, vuol dire che stai insegnando ufficialmente a mia nipote come metterlo nel c… alla popolazione.
In una situazione così radicata anche un sindacalista che intende portare protezione, non potrà che fare dei danni.
Un ringraziamento alla maturazione di Paolo Virzì che, se non è una meteora, ha dimostrato in questo film di potersi fregiare del titolo di regista. Non è facile montare, fotografare e far recitare così bene tutti gli attori, come in questa pellicola e fare un film divertente su un argomento drammatico.
Un “reality”, nel vero senso della parola. Questo è l’avvenire dei nostri figli negli anni a venire, in seguito ai grandi paroloni alla moda in questo momento: privatizzazione, mercato, crescita e concorrenza.
Per cosa? Ma! Non si sa. Ma che importa. Questo è il percorso ineluttabile. Credo solo per arricchire alcuni marpioni.
Il nostro tempo, lo passeremo a difenderci dalle truffe. Non solo quelle illegali dei malfattori, ma anche quelle legali. In questo film si analizza con fantasia, con professionalità e con maestria alcune di queste: il rimbecillimento e il condizionamento di chi lavora in un call center; la programmazione psicologica per raggirare l’acquirente “allocco”; lo sfruttamento a scopo di truffa della parte caritatevole del suo animo; il riuscire a piazzargli una cosa inutile e a costo triplicato.
Perché meravigliarsi! Con mia grande sorpresa, parecchi anni fa, una mia nipote mi disse orgogliosa di studiare all’università di Padova “psicologia delle vendite”. Rimasi sconcertato. A scuola si insegna come sprecare le risorse umane e del territorio, anziché come preservarle? E se devi insegnare come spingere un acquisto magari inutile, vuol dire che stai insegnando ufficialmente a mia nipote come metterlo nel c… alla popolazione.
In una situazione così radicata anche un sindacalista che intende portare protezione, non potrà che fare dei danni.
Un ringraziamento alla maturazione di Paolo Virzì che, se non è una meteora, ha dimostrato in questo film di potersi fregiare del titolo di regista. Non è facile montare, fotografare e far recitare così bene tutti gli attori, come in questa pellicola e fare un film divertente su un argomento drammatico.
giovedì 28 febbraio 2008
LUSSURIA SEDUZIONE E TRADIMENTO di Ang Lee
Le prevenzioni e i dubbi sono latenti, dopo le opinioni contrastanti dei critici, ma l’ultima fatica di Ang Lee, non è da perdere. Attraversata la parte iniziale con scetticismo, si anima prima una curiosità, poi una tensione che solo un grande regista di mestiere e una solida sceneggiatura può restituire. Le debolezze umane, sia d’amore che sociali vengono allo scoperto. Così i tradimenti per sesso, per denaro o per paura. I “servi-traditori” al servizio degli occupanti, ora come sempre, fanno parte del paesaggio, purtroppo. L’ambientazione, la fotografia, le atmosfere dell’epoca sono ottimamente rappresentate. Proprio da questo film si deduce che scene di sesso anche esplicite, poiché fanno parte del contesto, scorrono pulite e limpide anche in un cinema di oratorio, dove ho avuto la fortuna di vederlo.
Ciò che capita di vedere in quest’opera, purtroppo, non è solo la rappresentazione di un passato, ma anche quella di un presente in varie parti del mondo. Anche se facciamo finta di non saperlo, siamo in guerra e molti popoli sono sotto occupazione: anche la nostra.
P.S. Purtroppo “lo spettacolo continua”!
L’essere andato al cinema non vuol dire che ho accettato supinamente “le invasioni barbariche” dell’Iraq da parte di alcuni paesi occidentali tra cui il nostro e non ne voglio essere complice.
Ciò che capita di vedere in quest’opera, purtroppo, non è solo la rappresentazione di un passato, ma anche quella di un presente in varie parti del mondo. Anche se facciamo finta di non saperlo, siamo in guerra e molti popoli sono sotto occupazione: anche la nostra.
P.S. Purtroppo “lo spettacolo continua”!
L’essere andato al cinema non vuol dire che ho accettato supinamente “le invasioni barbariche” dell’Iraq da parte di alcuni paesi occidentali tra cui il nostro e non ne voglio essere complice.
martedì 5 giugno 2007
IL VENTO FA IL SUO GIRO film di Giorgio Diritti
La vita scorre meschina. Sempre e dappertutto. Non c’è scampo.
Ma in un paesino di montagna si nota con più evidenza.
Occorre trovare inconsciamente un diversivo per sopravvivere decentemente.
Quale migliore occasione, se non l’insediarsi di un forestiero, per dare un senso alla propria esistenza, attivando i “migliori” istinti a nostra disposizione: odio, invidia, superbia, ipocrisia, intolleranza e razzismo.
Davanti allo spettatore lo scorrere delle speranze che si scontrano con la perfidia umana, proprio come avviene in tutto il mondo e in ogni situazione. Lo schermo diventa uno specchio.
L’accordo tra un’ottima fotografia, un moderno montaggio, un accompagnamento musicale in sintonia con i fatti e con l’ambiente e una superba regia, ha creato un prodotto cinematografico di alta classe.
Finalmente, salvo rari casi, un film italiano bellissimo e da competizione internazionale.
Da non perdere per chi sa osservare la vita con occhio critico e ama il vero cinema.
Ma in un paesino di montagna si nota con più evidenza.
Occorre trovare inconsciamente un diversivo per sopravvivere decentemente.
Quale migliore occasione, se non l’insediarsi di un forestiero, per dare un senso alla propria esistenza, attivando i “migliori” istinti a nostra disposizione: odio, invidia, superbia, ipocrisia, intolleranza e razzismo.
Davanti allo spettatore lo scorrere delle speranze che si scontrano con la perfidia umana, proprio come avviene in tutto il mondo e in ogni situazione. Lo schermo diventa uno specchio.
L’accordo tra un’ottima fotografia, un moderno montaggio, un accompagnamento musicale in sintonia con i fatti e con l’ambiente e una superba regia, ha creato un prodotto cinematografico di alta classe.
Finalmente, salvo rari casi, un film italiano bellissimo e da competizione internazionale.
Da non perdere per chi sa osservare la vita con occhio critico e ama il vero cinema.
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